Di seguito viene riportata un'analisi dettagliata delle temperature di accensione per nube e strato di alcune polveri di materiali comunemente impiegati nei processi industriali, dati fondamentali per la corretta valutazione del rischio incendio ed esplosione.
Analizzando i materiali metallici e sintetici, l'alluminio presenta soglie critiche a 560°C per la nube e 450°C per lo strato, mentre la resina fenolica mostra valori simili con 530°C e 450°C. Il PVC si distingue per l'elevatissima temperatura di accensione in nube, pari a 700°C, a fronte di 450°C per lo strato.
Altri polimeri come la gomma sintetica e il polietilene condividono una temperatura di accensione in nube di 450°C e 420°C rispettivamente; tuttavia, la gomma presenta una maggiore criticità a deposito con soli 220°C, mentre per il polietilene non è applicabile il dato sullo strato. Anche il toner mostra una resistenza termica in nube fino a 530°C, senza un valore specifico per lo strato.
Passando ai materiali organici e derivati vegetali, la cellulosa si attesta su 520°C per la nube e 410°C per lo strato, seguita dallo zucchero (490°C e 460°C) e dall'amido (460°C e 435°C). Particolare attenzione richiedono il carbone macinato, la metilcellulosa e il legno, che condividono una temperatura in nube tra i 410°C e i 420°C; tuttavia, il carbone e il legno risultano particolarmente pericolosi quando depositati in strato, con soglie di accensione molto basse pari a 230°C e 220°C.
Infine, la farina presenta i valori più contenuti tra i prodotti alimentari, con 380°C per la nube e 320°C per lo strato, confermandosi un materiale da gestire con estrema cautela negli ambienti di stoccaggio e lavorazione.