La marcatura
ATEX

Come leggere i codici Atex
per ambienti a rischio
La storia della marcatura ATEX affonda le sue radici nella necessità di armonizzare le diverse normative di sicurezza europee, nate originariamente per proteggere i minatori dal rischio di esplosioni da grisù. Il vero punto di svolta avviene negli anni Novanta con l'emanazione della direttiva 94/9/CE, che ha introdotto uno standard unico per la costruzione di apparecchiature destinate a zone pericolose in tutta l'Unione Europea.
Questo percorso legislativo si è poi evoluto nel 2014 con l'attuale direttiva 2014/34/UE, che ha raffinato le procedure di certificazione e le responsabilità dei produttori. Oggi, quella che era nata come una misura precauzionale per le miniere di carbone si è trasformata in un linguaggio tecnico universale, fondamentale per la sicurezza di ogni moderno impianto industriale, dalle raffinerie alle industrie alimentari soggette a polveri combustibili.

I codici per ambienti a rischio

Decodifica dei simboli per la sicurezza in atmosfere esplosive.
Interpretare la marcatura ATEX significa leggere una carta d'identità tecnica che stabilisce dove e come un'apparecchiatura può operare in sicurezza. Il percorso di lettura inizia dai simboli di conformità generale, dove il marchio CE e il numero dell'Ente Notificato garantiscono che il prodotto segua le direttive europee, precedendo l'iconico esagono con la sigla Ex, che identifica specificamente la protezione antideflagrante.
Subito dopo troviamo la classificazione del gruppo e della categoria, che definisce il campo di applicazione: il numero romano II indica un utilizzo in superficie (come industrie chimiche o petrolchimiche), mentre il numero arabo successivo definisce il livello di protezione, dove una categoria 2 è progettata per zone a rischio elevato. Questa classificazione è sempre accompagnata da una lettera, G per i gas o D per le polveri, che specifica la natura dell'atmosfera esplosiva presente nell'ambiente di lavoro.
atex spiegazione simboli
Entrando nel dettaglio tecnico della protezione, la stringa descrive il metodo costruttivo utilizzato, come ad esempio la custodia a prova di esplosione (db) o la protezione tramite custodia per le polveri (tb). A questo segue l'indicazione del gruppo di sostanze, dove sigle come IIC o IIIC indicano che l'apparecchio è idoneo anche per i gas o le polveri più pericolosi e infiammabili, come l'idrogeno o le polveri metalliche conduttive.
Un aspetto cruciale riguarda la gestione del calore, espressa attraverso la Classe di Temperatura per i gas (dove ad esempio T4 garantisce che la superficie non superi i 135°C) o la temperatura massima reale per le polveri, come T80°C. La lettura si conclude con il livello di protezione dell'attrezzatura (EPL) e il grado IP, che certifica l'impermeabilità a polvere e acqua. Infine, i riferimenti al certificato riportano l'anno di emissione e il numero progressivo, spesso chiusi dalla lettera X, un monito fondamentale che segnala la presenza di condizioni speciali per l'installazione e l'uso in sicurezza.
Proiettore industriale atex 9101

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